Tra promesse non mantenute e realtà esplosiva, la questione migratoria si impone come il punto di rottura del modello svizzero. In questa intervista, Pro Suisse dà voce a un malessere ampiamente avvertito: perdita di controllo, pressione sulle infrastrutture e deriva istituzionale. L'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni» del 14 giugno potrebbe così ben costituire il primo chiodo nella bara dell'accordo UE di sottomissione, che non è nient'altro che un'adesione progressiva tramite diritto e norme.
Fonte : Intervista a Stephan Rietiker in 24 ore
Una constatazione diventata innegabile: una pressione migratoria fuori controllo
L'analisi di Stephan Rietiker si basa su un fatto che sempre più svizzeri constatano concretamente: la rapida crescita della popolazione esercita una pressione diretta sul paese.
Dal 2000, la Svizzera ha guadagnato quasi 2 milioni di abitanti, un'evoluzione senza precedenti. Ma soprattutto, un elemento chiave deve essere ricordato:
⮕ Durante i dibattiti sulla libera circolazione, il Consiglio federale menzionava flussi controllati di circa 8.000 nuovi ingressi all'anno.
⮕ La realtà osservata è ben diversa: circa 75.000 ingressi netti annuali negli ultimi anni.
Questo massiccio divario non è un semplice errore di previsione:
è una rottura di fiducia politica maggiore.
Conseguenze concrete:
- aumento degli affitti
- saturazione delle infrastrutture
- pressione sui salari e sui servizi pubblici
Il termine «caos» utilizzato da Rietiker corrisponde a una realtà vissuta.
Riprendere il controllo: una politica migratoria selettiva e sovrana
La proposta è chiara:
«Accogliere solo le persone di cui abbiamo veramente bisogno»
Con un soffitto di circa 40.000 entrate annuali, la Svizzera potrebbe:
- ritrovare la maestria della sua crescita
- individuare i profili altamente qualificati
- ridurre la pressione strutturale
non si tratta di chiudere la Svizzera, ma di porre fine a un'immigrazione subita e incontrollata.
L'attuale libera circolazione impedisce proprio questo pilotaggio.
Dei frontalieri: una soluzione pragmatica
Rietiker sottolinea un punto spesso trascurato:
«I frontalieri sono un male minore»
In effetti, i frontalieri:
- Non satureranno l'alloggio
- utilizzano meno i servizi sociali
- contribuente all'economia senza stabilirsi stabilmente
Con circa 380.000 frontalieri, la Svizzera dispone già di uno strumento di flessibilità.
Questa distinzione permette di preservare l'economia senza aggravare la pressione demografica interna.
Accordi con l'UE: una deriva verso la perdita di sovranità
Rietiker denuncia giustamente gli “Accordi bilaterali III”:
«Una bugia sfacciata»
Questi accordi implicano:
- adozione dinamica del diritto europeo
- ruolo accresciuto della Corte di giustizia dell'Unione europea
- indebolimento del potere del popolo
⮕ Si passa da accordi equilibrati a una integrazione progressiva senza voto di adesione.
L'iniziativa costituisce quindi un punto di arresto democratico essenziale.
L'UE: un partner, ma non un modello
Rietiker mette in discussione l'idea di un allineamento automatico:
- stagnazione economica della Germania
- instabilità energetica
- burocrazia crescente
⮕ Ancora più legarsi a questo sistema, significa rischiare di’importare le sue fragilità.
Neutralità: una forza strategica
«Neutrale non è sinonimo di codardo»
La neutralità svizzera
- rafforzare la credibilità internazionale
- facilita le relazioni economiche globali
- protegge il paese dalle logiche di blocco
Diluirla significherebbe indebolire un pilastro storico della prosperità svizzera.
Una visione coerente: sovranità, stabilità, prosperità
Il progetto di Pro Suisse si articola attorno a quattro assi:
- controllo democratico dell'immigrazione
- protezione delle infrastrutture
- indipendenza giuridica
- neutralità affermata
L'iniziativa «Niente Svizzera a 10 milioni» diventa una strumento strategico globale.
Conclusione
L'intervista di Stephan Rietiker in 24 ore mette in luce una realtà fondamentale:
le promesse iniziali sull'immigrazione non sono state mantenute.
Tra i 8.000 presenze annunciate e le 75.000 accertate, l'allontanamento è tale da giustificare una completa revisione del sistema.
Riprendere il controllo non è più un'opzione ideologica, ma una necessità politica per ripristinare la fiducia, la stabilità e la sovranità della Svizzera.