Con la sua «lingua semplice», il consigliere federale non chiarisce nulla: liquida. Riducendo la complessità della nostra sovranità a una cortesia di vicinato, Ignazio Cassis esce dal suo mandato costituzionale. Non si tratta più di diplomazia, ma di una resa dei conti. La sentenza deve essere politica: un dimissioni, senza gli onori della rendita.
«È davvero semplicissimo!». A Ginevra, davanti alla platea della Federazione delle imprese romande, Ignazio Cassis ha indossato i panni di un venditore porta a porta della sottomissione, abbandonando quelli di garante dello Stato. La sua risposta sulle Bilaterali III è un insulto all’intelligenza elvetica. Dire la «verità», secondo lui, significherebbe ridurre un colossale edificio giuridico e politico a una questione di umore: «vogliamo avere una buona relazione con i nostri vicini prossimi».
Chi potrebbe opporsi a una «buona relazione»? Nessuno. Ed è proprio qui che risiede la trappola, grossolana e pericolosa. Dietro questo semplicismo di facciata si nasconde lo smantellamento metodico di ciò che fa la Svizzera: la sua capacità di decidere per sé.
Il ricatto come unica bussola
Monsieur Cassis ci vende aria fritta per mascherare il temporale. Comprensione comune di 2023 non lascia spazio al dubbio: il punto 11 apre la porta all'integrazione di «tutti i futuri accordi». Traduzione per chi non avesse il lessico di Berna: l'Unione Europea non si fermerà mai. Dopo le Bilaterali III verrà l'istituzionalizzazione dell'accordo di libero scambio del 1972, poi la messa al passo della nostra piazza finanziaria da parte dei regolatori di Bruxelles.
Ad ogni passo, lo scenario è scritto in anticipo: Bruxelles agita la minaccia dell'isolamento e i nostri consiglieri federali, con mano tremante, ci spiegano che dobbiamo cedere «per salvare la via bilaterale». Non è una negoziazione, è un ricatto permanente a cui il signor Cassis sembra prendere un piacere quasi mistico ad aderire.
La Svizzera, futuro protettorato?
Dove finisce la «buona relazione»? Finisce quando il nostro esercito, già ridotto all'osso, sarà totalmente asservito a una difesa europea di cui non controlleremo alcun leva? Finisce quando il federalismo e i cantoni non saranno più che resti folkloristici di fronte alle direttive imperiali della Commissione?
Ignazio Cassis agisce al di fuori del mandato. La Costituzione lo obbliga a preservare l'indipendenza e la sicurezza del paese. Invitando il popolo a votare «sì» in nome della semplice cortesia verso il vicino, tradisce lo spirito delle nostre istituzioni. Se desidera tanto l'adesione – poiché questo è l'esito logico della sua «semplicità» – che la nomini con coraggio. Ma che smetta di mascherare la sottomissione in armonia regionale.
L'ora di uscita
Un consigliere federale che disprezza a tal punto le questioni di sovranità da gestire solo «sentimenti» di buon vicinato non ha più posto al Palazzo federale.
Il popolo svizzero non è un bambino a cui si raccontano storie per fargli ingoiare una medicina amara. La verità, signor Cassis, è che lei sta organizzando l'impotenza della Svizzera. Per questo tradimento, per questo disprezzo della sostanza costituzionale della sua carica, c'è una sola via d'uscita: le dimissioni. E in un paese che si rispetta, non si ricompensa il becchino della patria con una rendita a vita.
Signor Cassis, voleva parlare «semplice»? Eccola qui, una verità semplice: il suo mandato è terminato.
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