In un momento in cui si intensifica il dibattito sugli accordi di integrazione Svizzera-UE, una voce proveniente dal più alto livello industriale europeo disturba il consenso prevalente. In un'intervista rilasciata a Die Weltwoche (15 febbraio 2026), Wolfgang Reitzle - un dirigente esperto con una conoscenza approfondita delle strutture economiche e giuridiche dell'UE - mette in guardia da uno sviluppo che andrebbe ben oltre la semplice cooperazione commerciale.
Il punto non è l'accesso al mercato, ma qualcosa di più fondamentale: la compatibilità tra il sistema giuridico dell'UE e il modello istituzionale svizzero basato sulla democrazia diretta.
Fonte : Die Weltwoche, 15 febbraio 2026
(Traduzione di un'intervista con Wolfgang Reitzle)
Un importante dirigente tedesco con sede in Svizzera lancia l'allarme.
E queste non sono le parole di un oppositore marginale o di un attivista politico.
Wolfgang Reitzle - ex Presidente del Consiglio di Amministrazione di LafargeHolcim, membro del Consiglio di Sorveglianza di Deutsche Telekom e attuale Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Continental AG - conosce a fondo il funzionamento industriale e istituzionale dell'Europa.
La sua valutazione degli accordi di integrazione del 2024 tra la Svizzera e l'UE è chiarissima:
il rischio non è commerciale. È sistemico.
1. Un falso dibattito commerciale
A suo avviso, la Svizzera potrebbe benissimo concludere accordi settoriali mirati con l'Unione Europea.
La vera domanda è altrove:
Perché l'intera popolazione svizzera dovrebbe essere soggetta al sistema giuridico dell'UE?
La Svizzera non fa parte dell'UE.
Non elegge la Commissione, il Parlamento europeo o i giudici della Corte di giustizia.
I nuovi meccanismi prevedono un allineamento dinamico del diritto, con un ruolo centrale della Corte di giustizia dell'Unione europea in caso di controversia.
Non si tratta più di accesso al mercato.
Stiamo parlando di una gerarchia normativa.
2. La questione istituzionale: democrazia diretta vs. primato esterno
La critica di Reitzle ha conseguenze di vasta portata:
La Corte di giustizia non si limita a pronunciarsi sul diritto, ma agisce anche come organo di esecuzione della Commissione.
Indipendentemente dal fatto che si sia d'accordo o meno con questa valutazione, un fatto spicca:
- In Svizzera, la sovranità popolare consente iniziative e referendum.
- Nell'UE, la legge ha la precedenza sulle costituzioni nazionali.
- Le decisioni della CGUE sono vincolanti e definitive.
La tensione è evidente.
Possiamo mantenere un modello partecipativo basato sulla democrazia diretta se, in caso di conflitto, l'arbitrato finale è fuori dalle mani delle istituzioni svizzere?
3. Burocrazia e competitività: un dibattito poco studiato
L'altra critica mossa riguarda la burocratizzazione.
Alcune cifre utili per contestualizzare le cose:
- Nel 2025, la Commissione europea ha introdotto più di 1.400 atti legislativi (il maggior numero dal 2010).
- Le aziende tedesche denunciano un crescente sovraccarico normativo.
- La percentuale di PMI nell'economia svizzera (oltre il 99 % delle aziende) rende il Paese particolarmente sensibile all'inflazione standard.
La competitività della Svizzera si basa su :
- certezza del diritto,
- rapido processo decisionale,
- stabilità fiscale,
- e una somministrazione relativamente leggera.
Qualsiasi importazione automatica di leggi straniere solleva automaticamente la questione dei costi di conformità.
4. Il cuore della questione: l'indipendenza decisionale
Il dibattito non è emotivo. È istituzionale.
La Svizzera è :
- uno Stato federale,
- democrazia semidiretta,
- un sistema basato sulla sussidiarietà e sul compromesso interno.
L'UE è :
- una costruzione sovranazionale,
- basato sul primato del diritto europeo,
- strutturato attorno a un potente esecutivo (Commissione).
Questi due approcci possono funzionare insieme.
Ma possono fondersi senza alterare uno dei due?
Reitzle parla di un «sistema di eccessiva burocratizzazione» che potrebbe, a lungo termine, indebolire l'indipendenza svizzera.
Possiamo discutere del tono.
Ma la domanda deve essere posta seriamente.
Che cosa dovrebbe essere oggetto del dibattito
✔️ Quali settori richiedono davvero un allineamento dinamico?
✔️ Esistono alternative puramente commerciali?
✔️ Che impatto avrebbe sulle future iniziative popolari?
✔️ Quali garanzie istituzionali sono davvero vincolanti?
✔️ Il rapporto costi/benefici è stato oggettivamente quantificato?
Conclusione: scegliere un modello di civiltà
In fin dei conti, non si tratta solo di economia.
È il modello svizzero stesso:
Un Paese in cui i cittadini possano correggere le élite politiche.
Un Paese in cui la legittimità deriva dal voto popolare.
Un Paese che non ha mai delegato il suo arbitro ultimo a una giurisdizione esterna.
La domanda non è :
«Essere a favore o contro l'Europa.»
La domanda è:
La Svizzera vuole rimanere l'artefice delle proprie regole o diventare l'amministratore locale di un ordine giuridico esterno?
Il dibattito è aperto.
Ma alla fine deve essere condotta senza tabù.
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